“ Tutte le storie dell’antichità attestano che una volta l’Italia era chiamata Enotria a causa della coltura della vite ivi praticata prima che in ogni altro luogo. E da ciò io penso che ne possa derivare una ipotesi sicura, che cioè questa nostra terra meritò più di ogni altra l’antichissima fama ed il nome non soltanto per la natura del suolo ed il clima felice, ma anche per la coltivazione delle vigne e la produzione dei vini e che non si debbano quindi cercare testimoni e studiosi più esperti degli italiani per quel che riguarda la natura dei vini e le loro diverse qualità e tipi ”.  (Bacci Andrea, De Naturali Vinorun Historia)

Parlare di vino o di vigneti a Policoro, dunque, significa parlare di Enotria e di Magnagrecia e, più rettamente, del culto di Dioniso e delle Tavole bronzee di Herakleia, scritte da un lato in greco e dall’altro in latino, con la riproduzione delle modalità contrattuali che disciplinavano la coltivazione della vite.

Policoro sorge, infatti, ai piedi del castello Baronale, sulla cui collina fu fondata, intorno al V secolo a.C. e sulle ceneri di Siris, Herakleia, nota anche perché teatro dell’epica battaglia tra Pirro e i Romani.

Nella chora di Herakleia vi erano viti e vigneti appartenenti ai santuari di Dioniso e Atena, che venivano concessi in affitto, con obbligo di miglioramento e ciò a testimonianza dell’importanza che occupava la vite nel territorio in termini produttivi e sociali.

A confine con la chora eracleense sorgeva Pandosia, fondata degli Enotri e, in particolare, da Enotro, uno dei 23 figli di Licaone, molti secoli prima di Roma, e tanto a conferma della fertilità di un terreno destinato per vocazione alla produzione del vino.

La posizione della ricca e florida Herakleia fu strategica.

Sede della lega italiota, confederata di Roma, occupata da Annibale e saccheggiata da Spartaco, ricompresa tra due grossi fiumi lucani, l’Agri e il Sinni, a quel tempo navigabili, collegata con l’antica via Herculea, che da Herakleia risaliva per più di 60 km la valle dell’Agri fino alla città romana di Grumentum.

Comunicazioni agevolate e quindi una rapida espansione del commercio verso Roma, mentre, già prima, il porto ubicato alla foce del fiume Siris favorì lo sviluppo economico della polis attraverso il commercio della colonia con l’antica Grecia.

Certo è che, se oggi la Basilicata ha il merito di produrre grandi vini, certamente nobili e di grande qualità, la coltivazione della vite rappresenta il prosieguo e lo sviluppo di una viticoltura praticata da tempo nei nostri areali, che certo testimoniavano e testimoniano ancora un terroir particolare, all’interno del quale splendono le nostre vigne.

Enotria, “Terra antica, potente nelle armi e per fecondità della zolla” (Omero)